Defibrillatori come si trovadi Ruggiero Corcella

Quanti sono i defibrillatori esterni sparsi nella nostra Penisola? Dati ufficiali non ne esistono. Ci sono solo quelli delle aziende produttrici, che parlano di 80-100 mila dispositivi venduti in Italia tra modelli manuali (quelli usati negli ospedali e in ambulanza, per intendersi) e semiautomatici (quelli a disposizione anche del pubblico, si veda il grafico). Ma soprattutto: dove sono posizionati? E come si fa a trovarli? Sono domande che ognuno dovrebbe porsi, senza aspettare di essere messo alla prova da una richiesta di soccorso.

Chiamare il 112/118 e iniziare subito la rianimazione cardiopolmonare

Prima di rispondere, partiamo da un concetto fondamentale, come ribadisce Jacopo Pagani referente nazionale della croce Rossa Italiana: «Chi assiste a un malore non deve perdere tempo a cercare il defibrillatore nei dintorni, ma chiamare subito il 112/118 e iniziare immediatamente le manovre di rianimazione cardiopolmonare (Rcp)». Allarme e Rcp tempestivi sono i primi due anelli (gli altri due sono la defibrillazione rapida e le cure avanzate) della “catena della sopravvivenza”, ovvero la sequenza di interventi che le linee guida internazionali hanno individuato come cruciali per garantire di salvare una vita nei casi di arresto cardiaco. E che si gioca tutta in un manciata di minuti: la defibrillazione deve avvenire entro i fatidici “5 minuti d’oro”, dicono gli studi internazionali. «I DAE, (defibrillatori automatici esterni) dovrebbero essere dislocati in modo da poter essere raggiunti, presi e portati dove è avvenuto l’arresto in modo da defibrillare entro questi pochi minuti», spiega Giuseppe Ristagno coordinatore del Comitato Scientifico dell’ Italian Resuscitation Council (Gruppo Italiano per la Rianimazione, IRC).

Non esistono cartelli stradali per individuare i dispositivi

Riuscire a individuare - e a usare - i defibrillatori, dunque, è questione di vita o di morte. Quelli posizionati in luoghi accessibili al pubblico devono essere facilmente riconoscibili e segnalati da un cartello (con il logo del cuore attraversato da una saetta e la scritta DAE) ben visibile. Il problema però è che nella grande maggioranza dei casi, il cartello è solo lì, nel punto in cui il dispositivo è posizionato. In Italia non esiste una segnaletica stradale che porti fino al defibrillatore e neppure è prevista tra i “segnali indicatori” del Codice della strada, come quelli per ospedali o Pronto soccorso.

Gli elenchi nelle centrali di soccorso non sono accessibili a tutti

Che cosa si può fare, allora, se una persona cade a terra davanti a noi? Potrebbero essere d’aiuto app che segnalano la presenza dei defibrillatori? Esiste una mappatura dei DAE? È disponibile a tutti? Procediamo con ordine. In primo luogo, per legge, i Sistemi di emergenza territoriale 112/118 sono tenuti ad avere l’elenco dei DAE presenti nella loro zona, sia pubblici, sia privati. Quindi gli operatori delle centrali sanno dove si trovano i defibrillatori. Mentre però i primi sono direttamente gestiti dai 112/118 stessi, che risponde anche della manutenzione, non sempre quelli privati vengono segnalati e neppure è detto che funzionino. Una mappatura nazionale accessibile al pubblico però ancora manca: nel 2015 il ministero della Salute aveva avviato un progetto, ma non se ne è saputo più nulla. Lo stesso vale per le regioni, con le uniche eccezioni di Lombardia , Piemonte e Liguria. Sul sito dell’Azienda regionale di emergenza e urgenza (www.areu. lombardia.it), il più completo, sono visibili 6.793 DAE. La Liguria ne ha mappati 599 (www.progettodaeliguria.it). Il servizio 118 del Piemonte invece ha iniziato il censimento ad aprile ed è arrivato a inserirne online oltre 1.500 (www.portaledae.sanita.regione.piemonte.it). Anche la

Manca una mappatura nazionale. Ci provano le associazioni

Tentativi di mappare l’esistente da parte del mondo dell’associazionismo, ne sono stati fatti. Tre fra tutti: sul sito creato da Trentaore per la Vita (dae.trentaore.org) risultano 2.456 defibrillatori ma l’ultimo aggiornamento risale a febbraio scorso. Progetto Vita di Piacenza (il primo progetto europeo PAD di defibrillazione precoce sul territorio, lanciato 19 anni fa) ha segnalato sul suo sito (www.progetto-vita.eu) 3.400 DAE. E adesso ci sta provando Conacuore, il Coordinamento nazionale di 132 associazioni del cuore che ne ha mappati oltre duemila (www.defibrillatoriconacuore.it). «Abbiamo pensato che un’associazione nazionale potesse avere un ruolo di stimolo», spiega Giuseppe Fattori curatore del progetto all’interno del Comitato scientifico di Cuonacore. Prima di procedere, Fattori ha scandagliato il web, “contando” 15 diverse app sui defibrillatori, per lo più di aziende produttrici. «L’app va molto di moda — aggiunge — ma non è lo strumento giusto perché non tutti siamo nativi digitali. Alla fine abbiamo usato Google map che è un sistema più aperto. Abbiamo anche inserito l’orario di accesso al defibrillatore, nel caso si trovi in qualche edificio». La mappa viene aggiornata grazie alle segnalazioni dei volontari di Conacuore. Nell’Italia dei mille campanili, poi, basta inserire su Google le parole “città” e “cardioprotetta” per venire inondati da un profluvio di mappe con i defibrillatori. A parte iniziative storiche come il Progetto Vita di Piacenza, però, non tutte sono aggiornate e affidabili.

ARTICOLO CORRIERE DELLA SERA

 

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